FINALI NAZIONALI. GIRONE DOMINATO
SCHIO: LA CONSAPEVOLEZZA E LA MATURITA’
Per i nostri Baskings la prima partita delle Finali Nazionali 2026 di Monfalcone è stata contro Schio, direttamente dal Veneto. Iniziare una competizione così importante non è mai semplice: c'è l'emozione, la tensione, il rischio di voler fare troppo e quello di fare troppo poco. Per questo arrivare pronti fin dal primo possesso era fondamentale. E noi lo eravamo.
Siamo arrivati a Monfalcone pensando a come poter fare al meglio il nostro gioco, non sapevamo bene cosa aspettarci da Schio nonostante un prolungato scouting della sera prima; avevamo solo capito che erano una bella squadra, giovane e atletica, proprio come noi. Sapevamo però, che in una Finale Nazionale, la differenza spesso la fanno proprio le piccole cose, ed era proprio su quelle che dovevamo farci trovare pronti.
La partita è iniziata negli spogliatoi, la tensione a volte gioca brutti scherzi, e noi due anni fa ne avevamo avuto la prova. Ma quest'anno eravamo più pronti, anche a superare con la forza del gruppo l'emozione del singolo, che è arrivata, puntuale; ma che a differenza di Lucca dove ci era costata così tanto, questa volta invece è stata brillantemente superata da un gruppo stupendo dove nessuno, e proprio nessuno è indispensabile, ma tutti sono importanti.
Fin dai primi istanti siamo entrati in campo con l'atteggiamento giusto. Non con la frenesia di chi vuole dimostrare qualcosa, ma con la tranquillità di chi sa di essersi preparato a dovere in palestra ed arrivato a questo punto, deve solo raccogliere con pazienza i frutti del proprio lavoro. Abbiamo imposto il nostro ritmo, difeso con intensità e soprattutto abbiamo avuto la capacità di leggere la partita in tutte le sue sfaccettature. Ogni volta che gli avversari provavano a cambiare qualcosa, noi trovavamo prontamente la risposta giusta.
La partita si è giocata con tutti i ruoli, come un Baskin di questo livello richiede e pretende. I nostri 5 hanno dato prova di grande freddezza, affrontando una partita in maniera impeccabile a livello di scelte. I ruoli 4 hanno saputo dare un contributo enorme, anteponendo la propria tecnica alla maggior fisicità dei pari ruolo avversari ed evitando quindi delle facili soluzioni avversarie. I ruoli 3, molto forti da entrambe le parti, sono stati decisivi in fase difensiva, per arginare le migliori bocche da fuoco avversarie. E i Pivot, che sono sempre bilancia dell'umore della squadra, hanno sottolineato quanto i BiancoBlu fossero carichi e pronti a portarsi a casa la prima partita del girone facendo una prestazione nettamente superiore ai ruoli 2 avversari.
La vittoria contro Schio è stata importante non solo per il risultato, ma per il modo in cui è arrivata. Era la prima partita, quella in cui poteva esserci più difficoltà ad ingranare, quella nella quale è più facile inciampare e incrinare tutto quanto e invece abbiamo dimostrato da subito una grande maturità. Non abbiamo avuto bisogno di rincorrere, non abbiamo avuto bisogno di trovare soluzioni disperate o stravolgere i nostri piani. Abbiamo semplicemente giocato il nostro baskin. Divertendoci.
La cosa più bella è stata vedere tutti coinvolti. Chi ha segnato, chi ha difeso, chi ha fatto un blocco, chi ha recuperato una palla, chi è entrato dalla panchina mantenendo alto il livello sostenuto in campo dai compagni. In quei primi trentadue minuti già si intravedeva una delle caratteristiche principali del nostro percorso: la capacità di tutti di fare il proprio piccolo pezzettino e la consapevolezza di quale sia il proprio ruolo all’interno della squadra, a prescindere dal numero sulla maglia.
Schio, però, non era soltanto l'avversaria della prima partita. È stata anche una delle storie più belle di queste Finali Nazionali. Una squadra giovane, con tanta energia, capace di vivere il torneo con entusiasmo e con una bellissima armonia tra i propri ragazzi. Nel corso del weekend abbiamo visto una squadra che, nonostante le difficoltà, non ha mai smesso di stare insieme e di vivere il momento. Il loro terzo posto finale è stato il giusto premio per un percorso bellissimo, forse anche inaspettato, ma conquistato con grande merito, e sempre e costantemente in crescita esponenziale.
Per noi invece quella vittoria rappresentava il primo mattone di quella che sarebbe poi diventata una bellissima torre su cui issare lo stendardo tricolore. Non avevamo ancora concluso nulla, ma avevamo ricevuto la prima conferma. Il lavoro fatto prima di partire, la scelta di arrivare un giorno prima, lo scouting pre partita e la serenità del gruppo stavano dando i primi risultati. Le Finali Nazionali 2026 erano ufficialmente iniziate. Per noi, nel migliore dei modi.
TEAM BASKIN CREMONA: LA CRESCITA E LA CALMA
La seconda partita del girone ci ha messo davanti a Team Baskin Cremona. Una squadra molto più esperta di noi, che conosciamo bene e che rispettiamo molto, che tuttavia è arrivata a questo appuntamento non nella sua forma migliore. Dopo la vittoria contro Schio abbiamo acquisito fiducia, ma allo stesso tempo sapevamo bene che nelle Finali Nazionali ogni partita è una storia a se e che basta un piccolo calo di attenzione per complicare tutto il percorso.
Ma è necessario un flashback. Due anni prima Cremona ci aveva battuto e fondamentalmente eliminato dalle Finali Nazionali di Lucca, e quella sconfitta era rimasta dentro di noi. Non come una ferita da vendicare, ma come un punto di riferimento, un qualcosa a cui ambire, uno stimolo per crescere. Perché certe partite ti segnano e allo stesso tempo ti insegnano qualcosa, e quella ci aveva insegnato che per arrivare fino in fondo serviva essere pronti ad adattarsi ad ogni situazione possibile e bisognava avere giocatori in grado di fare più cose possibili all’interno della stessa squadra.
Per questo siamo arrivati a quella partita con la stessa concentrazione della prima gara, anzi forse di più. E anche grazie a questo siamo riusciti da subito a dare una direzione precisa al match, quella che volevamo noi. Fin dai primi minuti siamo riusciti a imporre il nostro ritmo e a far capire che non sarebbe stata una partita giocata punto a punto. Abbiamo difeso forte, corso quando c'era da correre e rallentato quando c'era da gestire; ma soprattutto abbiamo messo in campo una qualità di gioco senza dubbio fra le più alte di queste Finali Nazionali.
Abbiamo giocato un Baskin fatto di letture, di pazienza e di coinvolgimento di tutti i ruoli. Tutto l'opposto di quello che avevamo messo in campo un paio di anni fa. È stata una partita in cui si è visto quanto fossimo cresciuti come squadra e come singoli, dai giocatori in campo, alle scelte tecniche delle panchina. Tutti hanno fatto quello che serviva, ma soprattutto tutti avevano ben chiaro cosa servisse alla squadra in quel preciso momento. Tutti erano dentro la partita, anche chi non era convocato. Tutti erano parte di quello che stavamo costruendo insieme.
A differenza di tutte le altre volte, non ci soffermeremo su cosa abbiano fatto i diversi ruoli per arrivare alla vittoria, ma solo perché questa partita ha una volta per tutte suggellato il valore assoluto di questa squadra. Azioni fluide, passaggi precisi e finalizzanti, non solo dai ruoli più alti verso quelli più bassi, ma anche viceversa. Ad evidenziare come questa squadra sia speciale, e a tratti sembri giocare a Basket più che a Baskin, nell'accezione più positiva possibile del termine.
Una squadra talmente splendente nel modo di giocare che anche un fulmine a ciel sereno chiamato CTN non ha saputo fare piovere. Anzi, ha dato ancora più carica ad un gruppo che ha saputo trasformare le difficoltà in ulteriori motivazioni. Questo episodio ha sottolineato ancor di più, e non ci stancheremo mai di dirlo, quanto in un gruppo sano e vincente come questo non si possa dipendere da nessuno in particolare, ma si debba essere tutti fondamentali.
Una partita gestita dall'inizio alla fine come solo le grandi squadre sanno fare. La calma dimostrata in campo, anche dopo il cambio di ruolo in corsa di uno dei nostri giocatori più impattanti a livello offensivo è stata l'ennesima conferma di come quest'anno fosse il nostro anno, e di come niente e nessuno ci avrebbe fatto spostare il focus da quello che ci eravamo posti come obiettivo ad Agosto 2025: il titolo di Campioni Italiani di Baskin 2026.
Vogliamo fermarci un attimo però, per fare onore a Team Baskin. Una squadra che trasmette allegria e gioia in tutto quello che fa, dal primo momento che la si incontra, come raramente succede. Li abbiamo conosciuti alle scorse finali Nazionali di Lucca e poi ritrovati qui a Monfalcone, e nonostante il risultato nelle due occasioni sia stato diametralmente opposto, il loro atteggiamento nei nostri confronti non è cambiato, anzi. Il rispetto reciproco fra queste due squadre è l'emblema di cosa sia il Baskin e di cosa sia lo sport in generale.
Ricevere i complimenti dalla squadra che è stata l'asticella oltre cui provare a saltare per due anni non può che essere un’enorme soddisfazione.
Dopo le prime due partite del girone avevamo fatto sicuramente dei passi importanti. Ma nessuno era ancora soddisfatto, perché tutti sapevano che se avessimo perso la partita successiva, tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento sarebbe stato del tutto inutile. Quindi al motto testa poi festa ci siamo preparati per fare quell'ultimo enorme passo che ci divideva dalla finale nazionale che da così tanto tempo stavamo aspettando.
SIENA: LA SOLIDITÀ E LA CONCRETEZZA
L’ultima partita del girone ci ha visto scendere in campo contro Siena, forse non la squadra più forte tecnicamente di queste fasi finali, ma sicuramente quella, almeno nel nostro girone, che più di tutte poteva toglierci delle certezze. Una squadra che non gioca solo sulla qualità dei singoli, ma sulla tattica e soprattutto sui propri enormi punti di forza. Una squadra capace di sporcare la partita, di portare gli avversari fuori ritmo e obbligarli a ragionare ad ogni possesso. Per questo lo scouting fatto nei giorni precedenti è stato fondamentale per affrontare al meglio questa sfida.
Da menzionare sicuramente che nella squadra di Siena gioca un certo Roberto Chiacig. Due metri e dieci di uomo, ex Nazionale italiana di basket. E già questo dice tanto della portata degli avversari che avremmo dovuto affrontare. Ma non ci siamo certo fatti intimorire, anzi. Come nel più classico dei racconti biblici di Davide contro Golia, i nostri ragazzi hanno saputo incidere sulla partita sfruttando i propri punti di forza e andando a colpire dove l'avversario aveva le proprie lacune, in pieno stile del gioco del Baskin.
Siamo arrivati a quella partita prontissimi. Da un lato avevamo guardato come avevano giocato nelle giornate precedenti, analizzato le loro caratteristiche e capito che tipo di partita avremmo dovuto fare per vincere; dall’altro ad un solo passo dalla finale del campionato italiano di Baskin, la voglia di arrivare a giocarsi il titolo era troppa e nemmeno la montagna più alta e impervia ci avrebbe fatto desistere da quest’ultima grande scalata verso la vetta.
Siamo partiti con grinta e determinazione, con una concentrazione che raramente avevamo mostrato durante l'anno. Tutti sapevano cosa fare, e qualcuno si stava finalmente rendendo conto che c’era bisogno anche di lui per concludere l’impresa. Non c'era voglia di dimostrare qualcosa agli altri, c'era semplicemente la consapevolezza che quella gara era importante e bisognava portarla a casa, in un modo o nell’altro.
Ruoli 2 che hanno saputo incidere come al solito, alternando soluzioni da due e da tre punti, come da un po' non succedeva in casa Baskings. Ruoli 3 che abilmente sfruttano la loro maggiore fisicità in attacco, ma anche in difesa aiutando i ruoli superiori. Ruoli 4 solidi, come al solito non grandi finalizzatori, ma stabilizzatori eccellenti della squadra. Ruoli 5 davvero impeccabili, nel pensare e nell'eseguire il piano partita con lucidità e nel fermare tutte le iniziative offensive avversarie che avrebbero potuto generare una rimonta nel corso del match.
La partita contro Siena ha mostrato forse più di tutte la nostra forza collettiva. Ogni giocatore ha fatto il proprio pezzettino ancora una volta, ogni ruolo ha avuto importanza. Abbiamo punito sistematicamente le loro scelte, sempre cercando il vantaggio, senza forzare. Macinando e rimacinando fino a trovare la soluzione che volevamo trovare in quel momento. All’intervallo eravamo in controllo, coscienti che stava solo a noi chiudere la pratica girone.
Una Siena che ha giocato col cuore, e anche con qualcosa in più, che le ha provate davvero tutte per ribaltare la partita ma che alla fine ha dovuto cedere il passo. Un gruppo vero, autentico. Che ha giocato alla morte fino alla fine e dove ognuno è sempre pronto a supportare l’altro. Insomma una squadra che trasuda amore, verso i propri membri, giocatori, allenatori o tifosi che siano, ma in particolar modo verso questo meraviglioso sport.
La vittoria ci ha spalancato le porte della Finale. Ma forse il valore più grande di quella partita non era solo il passaggio del turno. Era aver dimostrato a noi stessi che due anni dopo eravamo una squadra diversa. Con tutti i numeri per poter andare a vincere una finale nazionale. Cosa della quale eravamo convinti anche ad inizio anno, ma che ora era stata confermata anche dal campo.
Dopo la vittoria contro Siena c'era una sensazione difficile da spiegare. Anche gli avversari che avevano perso contro di noi riuscivano a gioire per quello che stavamo vivendo. Gli organizzatori stessi sembravano sempre più coinvolti dalla nostra storia. Era come se, partita dopo partita, non stessimo conquistando solo risultati, ma anche le persone. La serata è stata leggera, vissuta fra chi chiedeva un gelato e chi invece informazioni tattiche per la partita del giorno dopo. Solo una volta coricati nei nostri bungalow, però, iniziava anche a crescere l'attesa. Perché tutti sapevamo che il giorno dopo sarebbe arrivato il momento per cui avevamo lavorato per anni.





Le partite che contano portano una tensione diversa. È bello vedere i ragazzi reggere questi momenti e sostenersi a vicenda. Non si può spiegare, bisogna viverlo.