UNA VOCE IN MENO, UN MOTIVO IN PIU'
Domenica scorsa, al PalaRegnani di Scandiano, contro la Magik Arceto, si è giocata una partita che andava ben oltre il risultato. Prima della palla a due, il minuto di silenzio ha fermato tutto: un momento intenso, carico di emozione per ricordare il nostro capo ultras Antonio, che ha bloccato il tempo per pochi secondi, dopo una settimana di quelle che nessuno vorrebbe mai passare. Siamo scesi in campo con il lutto al braccio, simbolo di unione e compattezza nel momento di difficoltà, da vera famiglia. Un silenzio rotto dall’applauso e dal bellissimo gesto dei nostri avversari, che hanno consegnato un mazzo fiori alla sua famiglia.
Poi la partita è iniziata, ma per tutto il primo quarto, sugli spalti, ha regnato il silenzio, ad accompagnare ogni azione e a sottolineare la mancanza di qualcuno. Non a caso, quel parziale si è chiuso sul 21-20 per noi: un solo punto di vantaggio, a simboleggiare quanto l’assenza della nostro tifo si sia fatta sentire. Dal secondo quarto in poi, però, quel silenzio si è trasformato in un tifo ancor più forte, e l'atmosfera da surreale è diventata davvero incredibile, ancora più del solito. I nostri ragazzi sono usciti dalla panchina carichi come non mai, pronti per giocare in una bolgia BiancoBlu, proprio come ha sempre voluto lui.
Nel terzo e nel quarto quarto i Baskings hanno giocato a gas aperto. Intensità, ritmo, collaborazione: perché è proprio nei momenti di difficoltà, che ci si affida all'allenamento fatto di settimana in settimana. Il bel gioco corale non è frutto del caso né di episodi fortunati, ma di lavoro duro, costante, fatto con serietà e sacrificio in palestra, giorno dopo giorno. E fra coloro che sono scesi in campo c’era anche suo figlio, che ha scelto di esserci, di giocare, di lottare al fianco dei compagni. Da vero leone, quale è. In quella energia, in quella voglia di non mollare un centimetro, c’era il desiderio collettivo di onorare Antonio nel modo più vero e sentito, a noi, possibile.
Questa vittoria, al di là del punteggio, ha un significato speciale. È stata il nostro modo di dire grazie al nostro primo e unico capo ultras, presenza costante e anima del tifo in casa Baskings da sempre e per sempre. Domenica non era sugli spalti, ma era in ogni colpo di tamburo, in ogni applauso, in ogni azione giocata sul parquet. E in alcuni cori, sembrava persino di sentire la sua voce fra le altre, come se non se ne fosse mai andato davvero. E se in campo i nostri Baskings non hanno lasciato neanche uno spazio libero agli avversari, in tribuna un posto vuoto c'era, con affianco appoggiato il bandierone. Sappiamo che queste cose accadono, purtroppo, anche se non lo vorremmo mai. Ma sappiamo anche che da oggi in poi abbiamo un motivo in più per dare del nostro meglio in ogni partita, rendendolo orgoglioso.





Un articolo che non parla solo di una partita, ma di un legame che va oltre il campo. La capacità di trasformare un momento di dolore in un atto collettivo di forza è ciò che rende unico questo progetto. Chi vuole capire cosa significa davvero inclusione dovrebbe leggere queste storie.